Le recenti sentenze della Cassazione (n. 6614 e 6616 del 19 marzo 2026) segnano un punto di svolta critico per i passaggi generazionali d'azienda.
Secondo i giudici, se nel trasferimento della nuda proprietà ai figli il genitore usufruttuario mantiene il diritto di voto sulla ripartizione degli utili, viene meno il requisito del "controllo societario" necessario per beneficiare dell'esenzione dall'imposta di donazione e successione (art. 3, comma 4-ter, Dlgs 346/90).
Il potere di decidere tra autofinanziamento e distribuzione dei dividendi è infatti considerato un elemento essenziale del controllo: se tale diritto resta al donante, l'agevolazione fiscale decade, rendendo l'operazione pienamente tassabile. Questa posizione della Suprema Corte appare più restrittiva rispetto alla precedente prassi dell'Agenzia delle Entrate (Risposta n. 271/2025).
Fonte: Alessandro Germani, Il Sole 24 Ore
Punti chiave in breve:
Requisito: L'esenzione fiscale richiede il trasferimento del controllo (maggioranza dei voti) ai discendenti per almeno 5 anni.
Il rischio: Il "dosaggio" dei diritti tra usufrutto (genitori) e nuda proprietà (figli) deve essere calibrato con estrema attenzione.
La criticità: Se il nudo proprietario non può decidere autonomamente sulla destinazione dell'utile, non detiene il controllo effettivo.
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